Palestina di franca Schininà

Conobbi Vittorio nel febbraio di due anni fa quando mi recai in Palestina, con Pax Christi, per un pellegrinaggio di Pace e Giustizia.
Ritornai in Italia sconvolta, per tutti gli eventi a cui avevo assistito: l’informazione che ricevevamo dalle nostre televisioni e giornali, non era che disinformazione e peggio “deformazione” dei fatti.
Si, perchè non assistemmo altro, in quei giorni, che a soprusi, ingiustizie, malvagità, prepotenze del popolo israeliano, molto ben armato, nei confronti di un popolo debole e indifeso, giustificati da menzogne e falsità, avallate dai paesi occidentali, alleati con Israele, purtroppo, per questioni economiche.
Visitammo i campi profughi: cacciati, sempre con le armi, dalle loro case, dai loro territori, a volte uccisi nelle loro case, per essersi rifiutati di abbandonarle.
Il “muro” alto, terrificante, minaccioso, che girava attorno ai campi, per imporre ai profughi una pseudo-vita: ore per uscire da lì e recarsi all’ Università, per i giovani, o al lavoro per i più adulti e poter portare a casa un pò di cibo per sfamare la famiglia.
I “chek-point”… facevano terrore: eravamo lì con loro, per dimostrare la nostra solidarietà, alle quattro del mattino, con un freddo tagliente; dovevano, ogni giorno, sottoporsi ad una fila interminabile, che durava appunto ore, per recarsi al lavoro e ad un controllo non solo fisico, ma di impronte digitali (tutte le mattine), da parte di ragazzini e ragazzine diciottenni, in servizio militare, che masticando sguiatamente chewing-gum, urlavano parole incomprensibili.
E, se, a volte, l’apparecchio delle impronte non funzionava, questi giovani, armati di grandi mitra, educati alla prepotenza ed all’insensibilità, sempre urlando in maniera incomprensibile, li ricacciavano indietro… e per quel giorno, o altri appresso, la famiglia non aveva cibo…
Importante? Assolutamente no
In tutto questo contesto si stagliava la figura di Vittorio: un ragazzo educato in maniera diametralmente opposta, al rispetto della giustizia e dei valori umani; giornalista, pacifista, cooperante, aveva scelto di vivere in quel massacro di Gaza, per cercare con la sua presenza di aiutare i bambini e quel popolo disperato e far giungere sino a noi il loro urlo lacerante di aiuto.
Piombo fuso, proiettili che si aprivano a lamine (assolutamente proibiti), bruciavano, falciavano adulti e bambini, lanciando in aria braccia, gambe… tutto ciò che colpivano:
scuole, ospedali… Croce Rossa… 1.500 morti, tra cui più di 500 bambini…
Vittorio ci teneva informati con le sue terribili emails, completate da foto, che volevano scuotere l’opinione pubblica, completamente disinformata: una bimba, la cui testa affiorava da una strada distrutta; bimbi senza gambe, senza braccia…e firmava, sempre:
“Restiamo umani”

Non ce ne andiamo, perché riteniamo essenziale la nostra presenza di testimoni oculari dei crimini contro l’inerme popolazione civile ora per ora, minuto per minuto.

Vittorio Arrigoni

One Response

  1. Dante Svarca

    Veramente interessante, tutti dovrebbero leggerlo. Ma, purtroppo, non penso servirebbe molto: la finanza mondiale è in buona parte in mano agli ebrei.

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